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Disturbi 2026

Disturbi del comportamento alimentare — anoressia, bulimia

Anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbo da alimentazione incontrollata. Base neurobiologica, approccio diagnostico e opzioni terapeutiche moderne con lo psichiatra Paschalis Gkikas ad Atene.

Disturbi del comportamento alimentare — anoressia, bulimia

I disturbi del comportamento alimentare non sono una scelta di stile di vita né una questione di “volontà”. Sono gravi condizioni psichiatriche con tra i più alti tassi di mortalità tra tutti i disturbi della salute mentale. Il riconoscimento precoce e il trattamento personalizzato possono modificare radicalmente l’esito.

Che cosa sono i disturbi del comportamento alimentare?

I disturbi del comportamento alimentare sono caratterizzati da comportamenti e atteggiamenti patologici verso il cibo, il peso e il corpo, con gravi effetti sulla salute fisica e sul funzionamento psicosociale. L’ICD-10 (F50) e il DSM-5 distinguono le principali entità cliniche seguenti:

  • Anoressia nervosa (F50.0): Restrizione alimentare intensa, forte paura di aumentare di peso e immagine corporea distorta, nonostante il basso peso corporeo. La mortalità raggiunge il 5–10% — la più alta tra i disturbi psichiatrici.
  • Bulimia nervosa (F50.2): Cicli di abbuffate e comportamenti compensatori, come vomito, lassativi o esercizio fisico eccessivo. Il peso corporeo spesso rimane entro il range normale, rendendo il disturbo “invisibile”.
  • Disturbo da alimentazione incontrollata / Binge Eating Disorder (F50.8): Episodi ricorrenti di iperalimentazione incontrollata senza comportamenti compensatori — il disturbo alimentare più frequente nella popolazione generale.
  • Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo / ARFID (F50.82): Evitamento di alimenti per caratteristiche sensoriali, paura di soffocare o mancanza di interesse — senza immagine corporea distorta.

Quadro clinico e sintomi

I disturbi alimentari spesso si nascondono dietro un aspetto esternamente normale.

Sintomi comportamentali

  • Regole alimentari rigide e rituali intorno al cibo
  • Evitamento di pasti condivisi o situazioni sociali con cibo
  • Scomparire dopo i pasti
  • Consumo di cibo in segreto
  • Esercizio fisico eccessivo e compulsivo

Sintomi fisici

  • Cambiamento significativo del peso, in perdita o in aumento
  • Amenorrea
  • Debolezza, vertigini, sincope
  • Erosioni dentali indotte dal vomito
  • Disturbi elettrolitici — potenzialmente pericolosi per la vita

Sintomi psicologici

  • Percezione distorta dell’immagine corporea
  • Colpa, vergogna, segretezza
  • Ansia eccessiva riguardo calorie e peso
  • Depressione, disturbo d’ansia o DOC in comorbidità

Base neurobiologica

I disturbi alimentari non si spiegano solo con le pressioni sociali. Hanno un substrato neurobiologico misurabile:

  • Disfunzione serotoninergica: Alterazione dell’elaborazione della ricompensa e della sazietà — il cervello non riceve normalmente il segnale “basta”.
  • Sistema dopaminergico della ricompensa: Nell’alimentazione incontrollata, il cibo attiva gli stessi circuiti delle sostanze che creano dipendenza.
  • Elaborazione interocettiva anomala: Il cervello non riconosce correttamente fame o sazietà.
  • Amigdala e insula: Iperattività in risposta a stimoli legati al corpo e al cibo.
  • Vulnerabilità genetica: Gli studi sui gemelli mostrano un’ereditarietà del 50–80% per l’anoressia nervosa.

Approccio terapeutico

Il trattamento efficace dei disturbi alimentari richiede un’équipe interdisciplinare. Lo psichiatra Paschalis Gkikas assume il coordinamento psichiatrico, collaborando con nutrizionisti e psicoterapeuti quando necessario.

Trattamenti di prima linea

  1. Stabilizzazione medica: Nei casi gravi, la gestione delle complicanze fisiche, come disturbi elettrolitici, aritmie cardiache e malnutrizione, precede qualsiasi altro intervento.
  2. Psicoterapia CBT-E (terapia cognitivo-comportamentale potenziata): Il protocollo basato sull’evidenza per bulimia e BED — ristruttura gli schemi cognitivi intorno a corpo, peso e controllo.
  3. Farmacoterapia con PGx: Gli SSRI, in particolare la fluoxetina ad alte dosi, sono l’opzione farmacologica approvata per la bulimia. L’analisi farmacogenomica aiuta a garantire la scelta ottimale della molecola fin dall’inizio.
  4. Terapia familiare (FBT): Efficacia dimostrata soprattutto negli adolescenti con anoressia nervosa.

Seconda linea e casi resistenti

  • rTMS: Opzione terapeutica emergente per l’anoressia nervosa resistente, con targeting della corteccia prefrontale dorsolaterale. I dati disponibili suggeriscono che possa essere utilizzata come trattamento aggiuntivo nei pazienti per i quali gli interventi convenzionali non hanno prodotto i risultati attesi.
  • Trattamento della comorbidità: Il trattamento di depressione, DOC o disturbo d’ansia coesistenti è parte integrante — spesso il disturbo alimentare è una manifestazione secondaria di un’altra condizione psichiatrica primaria.

Non esiste un profilo “tipico” del paziente con disturbo alimentare. Il piano terapeutico progettato da Paschalis Gkikas inizia sempre da una valutazione psichiatrica meticolosa — non da protocolli di routine.

Domande frequenti (FAQ)

Una persona con anoressia nervosa può avere un peso “normale”?

Sì. La cosiddetta “anoressia atipica” compare in persone con peso normale o persino aumentato che soddisfano tutti gli altri criteri. La diagnosi non si basa esclusivamente sul peso corporeo.

I disturbi alimentari sono più frequenti nelle donne?

Compaiono prevalentemente nelle donne, ma la prevalenza negli uomini è significativamente sottostimata a causa dello stigma e di una presentazione clinica diversa. Si stima che 1 persona su 3 con BED sia uomo.

Qual è il ruolo della famiglia nel trattamento?

Centrale — soprattutto per gli adolescenti. La terapia familiare (FBT/Maudsley) è considerata il gold standard per i giovani con anoressia nervosa. Negli adulti, il supporto familiare rimane un fattore prognostico critico.

Quando è necessaria l’ospedalizzazione?

Quando sono presenti gravi complicanze fisiche, come BMI inferiore a 15, aritmie cardiache, crisi elettrolitiche, oppure ideazione suicidaria. La decisione di ospedalizzazione è sempre individualizzata.

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